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Quando un’emozione vale una miniera d’oro

Fino a pochi decenni fa, per la scelta di un nuovo film da vedere o la meta di vacanze da prenotare, chiedevamo pareri e consigli a parenti, amici o colleghi; l’ interrogativo fondamentale durante il processo decisionale  si basava proprio su una raccomandazione da parte di una cerchia ristretta di persone fidate. Internet ha stravolto questo modello relazionale e ha reso possibile la ricerca e il confronto di esperienze e opinioni in un ampio bacino di utenti che non sono né amici, né conoscenti, né esperti del settore. Oggi infatti  non possiamo fare a meno dei motori di ricerca, social network o di portali come il famoso TripAdvisor, dove mezzo miliardo di utenti  condividono le loro esperienze,pubblicano foto e ne danno un giudizio positivo o negativo.

Ogni volta che condividiamo una nostra esperienza personale, ogni volta che commentiamo o pubblichiamo qualcosa sui social, senza neanche accorgercene, stiamo lasciando traccia del nostro umore e le nostre emozioni vengono vendute a peso d’oro per scopi di marketing e non solo. Molte aziende hanno sviluppato strumenti e algoritmi per tracciare le nostre emozioni che diventano merci preziose in questo nuovo processo chiamato Analisi dei sentimenti; conoscono i nostri interessi, le nostre abitudini, il nostro umore ma soprattutto le nostre emozioni.

La sopracitata Sentiment Analysis  è una tecnica di marketing per studiare le tendenze sociali e sponsorizzare i prodotti e si rivela assai utile per monitorare il gradimento degli utenti in tempo reale. Questo strumento, basato sui post o reazioni pubblicati sui social, sta tuttavia sollevando un grande dibattito sulle sue implicazioni etiche. Si scorge un certo scetticismo sulla validità di questa analisi, poiché il linguaggio umano è complesso, dipende molto dalle sfumature di significato e dai contesti in cui ogni frase è inserita.  Non c’è dubbio che questa nuova tecnica di marketing sia un potente strumento, ma è un ambito ancora in fase di sperimentazione e che va usato con gran cautela.

 

 

Le reti sociali come Google, Facebook, Twitter, Instagram sono diventati dei mondi virtuali complessi, pieni di dati sensibili di milioni di persone provenienti da tutto il globo. In essi hanno a disposizione una infinita serie di informazioni catalogate che fanno gola a molti. Infatti non è mai esistito un ambiente strategico come quello dei social network, in cui le persone a prescindere dal loro colore, sesso, provenienza, pubblicano volontariamente e gratuitamente informazioni personali sulle proprie abitudini.

C’ è in atto una profonda rivoluzione in ambito comportamentale, psicologico e linguistico. Si tratta di un processo di cambiamento inarrestabile, prima lo conosciamo, e prima potremmo fare i conti con le sue implicazioni, soprattutto diventando i protagonisti e non le vittime.

Le nostre emozioni sono importanti; dobbiamo renderci conto che i nostri dati non vengono semplicemente buttati in rete ma assumono un valore strategico e culturale enorme. Vengono arricchiti, commentati, condivisi e poi da noi dimenticati. Ma per qualcuno restano in vita e vengono analizzati a fini commerciali e pubblicitari, una vera e propria miniera d’oro da cui attingere gratuitamente.

 

Serena Bruno

FONTE

www.tpi.it

www.adversa.it

www.themarketingfreaks.com

www.suspi.ch

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