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Oversharing: quando condividere diventa un’ossessione.

 

Da piccoli i nostri genitori ci intimavano di non rivolgere mai e poi mai la parola agli sconosciuti. Ma forse a quei tempi non esistevano i social network, e oggi, in un mondo iperconnesso, sarebbe impossibile immaginare milioni di utenti non condividere la propria vita, le proprie emozioni, le proprie esperienze sul web.

Foto personali, dei viaggi, dei figli, degli  amici, tutto è condiviso con gli “altri” e ciò crea una forte dipendenza, un circolo vizioso da cui è difficile uscire. Più pubblichiamo, più sembra non bastarci mai: ogni particolare, deve essere postato online. Tutti sappiamo tutto, e non serve un’agente dei servizi segreti per sapere dove, cosa e con chi cenavate ieri sera.

E chi può biasimarci? Condividere ci aiuta a diffondere notizie, a restare in contatto col mondo e sentirci meno soli.

Ma se stessimo rivelando troppo? Se questa continua condivisione si stesse tramutando in un sovraccarico di dati personali  con conseguenze dolorose? Secondo una recente indagine di Kaspersky Lab è emerso che più del 93% degli utenti condivide informazioni personali sul web.

Di questi:

L’87% pubblica foto e video dei viaggi,
il 70% pubblica foto e video dei propri figli,
il 54% pubblica foto e video personali,
il 42% condivide messaggi personali,
il 41% pubblica foto del passaporto, patente, carte di imbarco o altri documenti personali,
il 37% condivide dettagli finanziari e/o di pagamento,
il 35% condivide email/documenti sensibili inerenti al  lavoro,
il 30% condivide le proprie passwords.

Questa ricerca evidenzia come la condivisione online non sia mai stata così facile seppure il rischio di metterci in serio pericolo è sempre più alto. Ci esponiamo, senza accorgercene ad un potenziale furto d’identità o ad attacchi finanziari; “stiamo letteralmente mettendo la nostra vita digitale nelle mani di estranei” ha commentato l’amministratore generale di Kaspersky Lab Italia Morten LehnSoprattutto i giovani dai 16 ai 24 anni sembrano essere  i più favorevoli a condividere un’elevata quantità di informazioni private con persone estranee, rispetto a solo il 38% degli over 50.

 

 

Intendiamoci, sarebbe contro la stessa natura umana, non condividere le proprie emozioni con gli altri, anche solo per una questione di curiosità, pettegolezzo, invidia. L’intento di questa indagine non è quello di demonizzare i social o il web, ma discutere sull’uso che se ne fa.

Il confine tra condividere ciò che amiamo e perderlo, sta diventando sempre più labile. Bisognerebbe pensarci due volte prima di mettere in rete i propri dati personali, le foto, i documenti, perché una volta cliccato su quel pulsante, niente è più nostro, e non sappiamo da chi e a che scopo le nostre informazioni possano essere utilizzate dagli estranei a cui fino a pochi decenni fa i nostri genitori ci ordinavano di non rivolgere la parola.

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