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Libertà & Privacy ai tempi del web 4.0

 

Immaginate un sistema di riconoscimento facciale tramite apposite telecamere che rilevi ogniqualvolta entrate in un negozio, ristorante o centro commerciale… il tutto a vostra insaputa. Immaginate ora che il proprietario di quel negozio sappia esattamente quante volte siete entrati e quante volte vi siete fermati fuori alla vetrina. Potrebbe sembrare pura fantascienza o la trama del film Minority Report  del 2002 con Tom Cruise, ma è già realtà: il futuro del marketing si chiama Facial Recognition.

La nuova frontiera dello shopping si basa su tecniche di marketing e di psicologia comportamentale, già in voga sugli e-commerce di tutto il mondo. Al posto delle tessere fedeltà, i negozianti hanno un modo più sofisticato ed evoluto per controllare le abitudini dei propri clienti, cosa acquistano , in che periodo, quanto dura la  permanenza . Ogniqualvolta decidete di  entrare in quel punto vendita, il sistema di identificazione facciale vi riconoscerà e immagazzinerà tutta una serie di vostre abitudini, costruendo un database ad hoc. In poche parole sarete per sempre “schedati”.

Non a caso questa tecnologia è nata per una questione di sicurezza globale, ovvero per individuare e schedare malviventi, possibili terroristi, truffatori e ladri, all’interno di aeroporti , stazioni e di tutti i luoghi potenzialmente a rischio. Però la possibilità di trarre profitto da questo sistema ha fatto gola ai commercianti che stanno investendo ingenti somme di denaro per usufruire della nuova tecnologia per scopi non tanto aulici.

Solo nel Regno Unito si stima che più del 59% dei negozi di abbigliamento usi il riconoscimento facciale a fini di marketing; mentre molti hotel di lusso utilizzano questo sistema per sapere tutto sul cliente, da quanti e quali extra ha acquistato l’ultima volta, a possibili allergie alimentari o alla preferenza della camera. Applicazioni più evolute permettono a partire dai tratti somatici, di segmentare i clienti per razza, sesso ed età in modo da proporre a ciascuno le offerte più idonee.

Sorge spontanea una domanda: ma tutte queste informazioni, da dove le prendono?

Forse non ce ne accorgiamo nemmeno, e probabilmente molti di voi storcono il naso davanti a quella che sembra una inammissibile violazione della privacy; ma siamo proprio noi a fornire alle aziende tutto ciò di cui hanno bisogno.  Quando ci registriamo ai loro siti, quando ci tagghiamo su Facebook oppure quando ci iscriviamo alla loro newsletter. O più banalmente quando ci connettiamo tramite la rete wi-fi di un centro commerciale e attraverso una procedura di login accettiamo di condividere tutte le nostre informazioni.

 

 

Siamo diventati obiettivi fin troppo facili, ogni nostro movimento è monitorato e i nostri cellulari sono utilizzati come un radiofaro, basti solo pensare che i commercianti possono calcolare tramite un algoritmo specifico la nostra posizione nel raggio di pochi metri. La questione si fa sempre più delicata e non essendoci ancora delle leggi che regolamentino l’uso di questa nuova tecnologia, salvo poche eccezioni, è la nostra privacy e quella di milioni di persone ad essere minacciata.

Forse dovremmo aprire gli occhi e prendere atto che siamo i responsabili di questa nuova forma di controllo o come scriveva George Orwell nel suo capolavoro 1984  «la libertà è schiavitù», e noi siamo gli schiavi di questa  “apparente” agognata libertà.

 

Serena Bruno

FONTE

www.kaspersky.it

www.focus.it

www.lifestar.it

www.htnovo.blogspot.it 

www.samsung.it 

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