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Internet of Things: luci ed ombre di un futuro “smart”.

 

Quando nel 1999 Kevin Ashton, co-fondatore dell’Auto-ID Center al  MIT di Boston, parlò per la prima volta di Internet delle cose, a molti sembrava pura fantascienza. Eppure a distanza di pochi anni sappiamo che è realtà. Il frigo  ci avverte degli alimenti in scadenza, gli elettrodomestici si azionano da remoto, le scarpe da ginnastica  ci indicano tempi e velocità, tutto ciò e molto altro fa parte dell’universo dell’Internet of Things.

Questo  neologismo è  usato per indicare l’espansione di internet al mondo dei luoghi e oggetti concreti. Tutti gli oggetti, infatti,  possono acquisire un ruolo attivo grazie al collegamento alla rete, senza tecnologie specifiche. La domanda nasce ora spontanea: “ma cosa è possibile collegare alla rete”?

Di tutto, di più, almeno dal punto di vista teorico. Anche il vostro cane tramite apposito sensore di localizzazione , e le vostre piante con sensori che comunicano all’innaffiatoio quando è il momento di darle acqua. Con un po’ di fantasia è possibile collegare in rete praticamente ogni cosa. Oggi le caratteristiche degli oggetti connessi sono principalmente due: il monitoraggio e il controllo. Monitoraggio ovvero l’oggetto stesso  può comportarsi come un sensore. Controllo invece vuol dire che gli oggetti posso essere comandati a distanza attraverso internet.

 

 

I vantaggi?

Gli oggetti connessi permetteranno di ottimizzare in tempo reale processi produttivi e attività economiche riducendo in maniera sensibile l’inquinamento e il consumo di risorse.

Ciò rappresenta il futuro non solo del business di ogni azienda ma anche una radicale trasformazione del modo in cui viviamo. Secondo un recente studio, nel 2020 saranno oltre 20 miliardi gli oggetti “interconnessi” al mondo, contro i 5 miliardi del 2015, con un’età media degli users tra i 16 e i 34 anni.

Gli svantaggi?

In un mondo iperconnesso, i  rischi sono enormi, proprio perché la vita quotidiana è sempre più disseminata di oggetti connessi alla rete. Internet sta diventando fondamentale come l’energia elettrica e da qui a poco,  tutti gli oggetti avranno bisogno di una connessione per “prendere vita”.

Un’altra  principale questione legata all’internet of things, riguarda la tutela della privacy e il corretto utilizzo dei dati. Vivere in un mondo di sensori, misuratori e oggetti di uso quotidiano in grado di raccogliere e scambiare informazioni su come vengono utilizzati, sulle nostre abitudini, e sul nostro stato di salute, ci espone al rischio di perdere il controllo di ciò che comunichiamo on line.

 

 

I problemi insomma ci sono. Ciò che è manca è un quadro normativo che stabilisca con chiarezza la titolarità delle informazioni raccolte dagli oggetti e trasmessi su internet.

Infine bisogna considerare le implicazioni etiche che questa nuova tecnologia porta con sé. Soprattutto riguardo la capacità degli oggetti connessi di prendere decisioni. Se una autovettura senza conducente ha come unica alternativa quella di scontrarsi contro un camion, invece di puntare verso un uomo in bicicletta, che scelta farà? E chi sarà responsabile per quella scelta? Il produttore? Il programmatore? Oppure nessuno?

 

 

Avremo miliardi di oggetti e dispositivi costruiti  con lo scopo primario di raccogliere dati e monetizzarli, con scarsa attenzione per la sicurezza. Secondo l’indagine internazionale Privacy Sweep del 2016, su oltre 300 dispositivi connessi ad internet , più del 60% non supera l’esame della privacy, facendo rilevare gravi carenze e assenza di informazioni sull’uso dei dati.

L’internet delle cose cambierà tutto, compresi noi stessi. Basti pensare all’impatto che internet ha già avuto a livello globale sull’umanità. Si tratta, senza alcun dubbio, di una delle invenzioni più importanti e potenti nella storia umana.

L’internet delle cose non  rappresenta altro che la prossima evoluzione della rete, con un notevole miglioramento della capacità di raccogliere, analizzare e distribuire informazioni e conoscenza. Ma la sfida che ci mostra il futuro con milioni di oggetti connessi appare difficile e complessa. Occorrono norme specifiche per evitare che l’internet of things, potenzialmente in grado di portare benessere e innovazione, non si trasformi in un incubo per noi utenti.

 

 

Serena Bruno

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