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Intelligenza artificiale: tra fantascienza e etica in un possibile futuro.

 

Negli ultimi decenni l’Intelligenza Artificiale è diventata una disciplina molto dibattuta tra scienziati e filosofi, dal momento che abbraccia aspetti etici, teorici e pratici. Al giorno d’oggi, i sistemi intelligenti sono presenti in ogni ambito della nostra vita, anche nelle più disparate attività quotidiane. Un esempio sono le auto dotate di sistema di guida autonomo senza conducente umano, fino ad arrivare all’aria condizionata in grado di anticipare il cambio di temperatura e interagire con altri dispositivi.

Dare una risposta al quesito “Può una macchina pensare”  è  alquanto spinoso da un punto di vista etico e filosofico  a causa di argomentazioni a favore e contro lo sviluppo di questa disciplina dell’informatica. Cerchiamo di fare un pò di chiarezza sui vantaggi e i rischi di questa affascinante tecnologia del futuro.

I sistemi di intelligenza artificiale stanno imparando a pensare e a scegliere.  Non si limitano più a calcolare le probabilità di successo di una soluzione, ma apprendono e pensano come farebbe qualsiasi  essere umano. Se questo scenario è, da un lato, fortemente affascinante, dall’altro non sono stati valutati sufficientemente le incognite  che possono nascere da queste tecnologie intelligenti. Non c’è dubbio che l’intelligenza artificiale possa essere un utilissimo strumento in qualsiasi campo, si pensi ai grandi passi avanti che ha portato nella medicina, ma qual è il limite da non travalicare? La macchina intelligente  deve andare oltre un puro calcolo di probabilità e avere caratteristiche più umane come la capacità di apprendimento e d’intuito, o no?

 

 

Esistono due gravi problemi che possono scaturire dal libero arbitrio dato ai sistemi di intelligenza artificiale: il primo si pone di fronte a chi è responsabile legalmente per questi sistemi intelligenti. Il comitato per gli affari legali del parlamento europeo richiede l’introduzione di regole sulla responsabilità oggettiva del produttore o del proprietario per i danni causati dai sistemi di robotica. Il secondo problema è rispondere alla domanda “se l’intelligenza artificiale possa agire eticamente”. La scelta che la macchina considera migliore potrebbe infatti non essere la scelta più etica.

 

 

Nelle opere di fantascienza, l’intelligenza artificiale è un argomento ricorrente, rappresentato generalmente sotto forma di computer avanzati che si ribellano contro gli umani. Un esempio è nel film  Matrix, dove le macchine intelligenti tengono in schiavitù miliardi di essere umani, per trarre da essi energia elettrica, o in Terminator dove gli Skynet, una rete di supercomputer prendono il controllo della terra, causando una guerra nucleare contro gli uomini:

« Il sistema andò online il 4 agosto 1997. Skynet cominciò a imparare a ritmo esponenziale. Divenne autocosciente alle 2:14 del mattino, ora dell’Atlantico, del 29 agosto. »

Terminator di James Cameron

Secondo l’imprenditore sudafricano Elon Musk questo scenario apocalittico non è improbabile in un futuro prossimo.  Se infatti si creano delle macchine incredibilmente competenti nel raggiungere degli obiettivi, queste causeranno incidenti tentando di raggiungere questi obiettivi.

Anche lo scienziato inglese Stephen Hawking è dello stesso parere, ipotizzando che  lo sviluppo di un’intelligenza artificiale possa diventare una seria minaccia per la razza umana. Chi impedisce, che forme evolute di intelligenza non possano prendere il controllo sugli uomini?

Tra poco più di 50 anni l’intelligenza artificiale sarà in grado di superare l’uomo in ogni settore produttivo, le macchine saranno capaci di superare le nostre performance in ogni gioco, di trascrivere testi precisi in qualsiasi lingua,  e  parlare con voci  identiche a quelle dell’uomo. In poche parole entro il 2060  le macchine saranno in grado di svolgere qualsiasi impiego meglio di come potremmo fare noi e con costi nettamente inferiori, in totale e completa autonomia.

Allora è giusto chiedersi “come potremmo mai battere macchine così perfette ”? Forse semplicemente facendo l’unica cosa che queste macchine non sono programmate per fare: SBAGLIARE. L’uomo sa comprendere il valore dei suoi errori  e imparare da essi. La creatività, l’imprevedibilità e l’originalità umana sono elementi che le macchine non possiederanno mai. L’ideale dunque sarebbe l’unione di entrambi gli elementi come fossero uno l’estensione dell’altro: la tecnologia come mezzo per trovare soluzioni tempestive e precise e l’uomo come fonte di creatività e di originalità.

 

 

Serena Bruno

FONTE

www.lastampa.it

www.wired.it

www.dotmug.net

www.robotiko.it

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